
Sarà l’applicazione pedissequa delle consuetudini del mare o l’evoluto senso di giustizia civile che anima i Catoni della nostra italica società, sta di fatto che adesso dobbiamo provvedere a risarcire i migranti (clandestini) che su nave Diciotti non vennero fatti sbarcare immediatamente.
E viene il sospetto di sentenza dal dubbio sapore ritorsivo per il recente percorso intrapreso dalla compagine di Governo sulla Giustizia, come anche per le recenti sentenze su altri temi noti.
Certo che un tale zelo, ove applicato ovunque, farebbe di questa nazione un esempio non indifferente a livello mondo, se non fosse che non funziona così in nessun altro caso.
E delle file in autostrada d’estate, che “sequestrano” senza via d’uscita tanti vacanzieri (non sempre c’è un casello “a portata di mano”…), ansiosi di raggiungere l’agognata meta turistica e godere di un sospirato quanto atteso periodo di ferie, ne vogliamo parlare? Chi li risarcisce del tempo perduto con conseguente rinvio dell’inizio della vacanza?
E delle interminabili file e attese che fai nella sanità, chi provvede al risarcimento al contribuente?
Non vale anche in questi casi il principio di una sana e civile convivenza, tale per cui andrebbero anch’essi risarciti, ove la colpa sia da ascrivere alle istituzioni?
E gli elettori, chi li risarcisce quando un Comune viene commissiariato, sovvertendo l’espressa volontà popolare? A prescindere se detto commissariamento sia dovuto ad una giusta azione legittima e necessaria…
E chi risarcisce i cittadini di tutti i danni e gli episodi di criminalità che vengono perpetrati da tanti migranti, magari sbarcati (o fatti sbarcare) un po’ troppo allegramente?
Non sarà che anche in questo caso avevano (come sempre) ragione gli antichi? Ubi maior minor cessat.
Me lo continuo a chiedere.