

Quando da ragazzo giocavo assiduamente a pallone, lo spirito che mi animava era quello di dimostrare di essere forte, sia nella tecnica che nella tenacia.
Non pensavo a scorciatoie per facilitarmi la vita in campo, ma partivo dal presupposto che se avessi dovuto cadere era perché il fallo ricevuto fosse talmente incisivo che mi avesse fatto cadere non perché lo volessi.
Forse perché giocavo nei campetti improvvisati in asfalto e se fossi caduto “per finta” mi sarei fatto male davvero e quindi evitavi di cadere, anche quando il fallo ricevuto era vero.
Ma anche quando giocavo nei campi veri non era mia abitudine “forzare” una caduta sol perché avrei beneficiato di una punizione a favore della mia squadra.
La trovavo una dimostrazione di forza e di personalità, quella di restare in piedi sempre e comunque, per continuare l’azione, forse perché i miei riferimenti di allora si chiamavano Scirea, Rossi, Anastasi e poi Baggio, Del Piero, Totti, …
E se cadevo mi rialzavo, cercando di riprendere l’azione…
Avete mai avuto la possibilità di assistere agli allenamenti dei giovani in qualche scuola calcio di quartiere?
Quello a cui assisti adesso è l’emulazione di quello che vedono oggi nei campi di Serie A: nel bene e nel male.
Ragazzini che appena sfiorati cadono con una teatralità degna dell’Oscar cinematografico, come accade in Serie A.
Peccato però che loro non sono in Serie A e se cominciano così… Povero calcio!
Magari qualcuno di questi farà carriera e finirà in qualche serie maggiore, con quell’imprinting deleterio appreso nei primi anni della propria esperienza calcistica.
Sarà perché troppi interessi girano intorno al calcio ma quello a cui assisto da troppo tempo è una corruzione di questo sport da cominciare a generare in me una certa idiosincrasia verso di esso.
Corruzione nel senso letterale del termine: sport compromesso, deteriorato.
Voler ingannare a tutti i costi un arbitro per ottenere ciò che non ti spetterebbe, tradisce lo spirito vero di questo sport, il quale si basa – come tutti gli sport – su agonismo ma anche correttezza, fair-play, spirito di squadra e rispetto dell’avversario.
Ora, quando anche un giocatore della Nazionale Italiana di calcio si comporta come accaduto nella partita Inter-Juventus del 14 Febbraio 2026, esultando pure platealmente e in maniera sguaiata per aver generato un’espulsione del giocatore avversario, pur sapendo fosse conseguenza di una sua simulazione di un fallo che non aveva mai ricevuto e che, malauguratamente, ha ingannato l’arbitro, allora, … beh allora… Addio calcio!
Per quanto il regolamento vada rivisto in ottica di VAR (che dovrebbe poter intervenire su tutto), va detto che è lo spirito in campo che è divenuto ormai insopportabile.
Se poi i giovani si allontanano da questo sport, ci sarà un motivo…
Che la crisi del calcio in Italia sia evidente, lo dimostra anche la nostra mancata partecipazione agli ultimi due Mondiali (cosa mai avvenuta nel passato), conseguenza di una pochezza del nostro calcio nostrano che, davanti all’esigenza di dimostrare con i fatti e non con le finzioni, è crollato miseramente.
Anche quest’anno, pure andassimo al Mondiale (cosa non ancora certa) non ci aspetterà di certo un figurone, stante la mediocrità conclamata di questa Nazionale.
Spero di sbagliarmi per amore dei nostri colori.
In Italia, poi, sembra vietato dire quello che tutti pensano del calcio: chi si macchia di episodi del genere va severamente punito (pure escludendolo dalla convocazione in Nazionale per mancato possesso dei requisiti di correttezza e probità necessari a rappresentare la propria nazione) ed invece si assiste a talk-show in cui si cerca di dire e non dire per non attaccare (cosa che, invece, sarebbe logica e giusta) questo o quello, in chiaro stile politically-correct (o democristiano direi io.)…
Vedi se cominci a punire davvero i simulatori come elimini il fenomeno!
E gli strumenti ci sono se si vogliono usare: oggi la visione televisiva è pervasiva in qualunque zona del campo e in ogni momento di gioco: usiamola!
Siamo al punto che FIGC e CONI dovrebbero cominciare a fare degli esami di coscienza seri a prescindere dai troppi interessi di parte e concretamente pensare se non sia il caso di demolire e ricostruire tutto, partendo dai vertici.
Quello a cui assito in ormai tutte le giornate di campionato è davvero triste e non fa affatto bene a questo sport, che rimane, sulla carta, lo sport più bello del mondo.
Fatto di valori (sempre sulla carta, purtroppo…) e dinamismo difficilmente riscontrabili altrove.
Dove l’unità d’intenti di chi si riconosce squadra dovrebbe essere il vero stimolo per fare bene senza scorciatoie e furbate di sorta.