
È abbastanza noto che, da qualche tempo, l’UE stia agendo progressivamente sui tassi di interesse, procedendo ad una loro graduale riduzione.
La circolazione massiccia e “dopata” di denaro (molto più del “normale”), avvenuta come conseguenza delle azioni economiche anti-covid, aveva comportato una storica impennata dell’inflazione e quindi una svalutazione del potere di acquisto di tutti noi, stante l’aumento generalizzato dei prezzi, che è conseguenza dell’inflazione.
Proprio per domare il fenomeno – ampiamente previsto – l’UE aveva rincarato i tassi di interesse che da qualche tempo rimodula al ribasso in considerazione di un’inflazione in calo.
Quanto detto, per spiegare in maniera facile facile quanto è accaduto e sta accadendo in termini economici, spiegandone le dinamiche come ad un “bimbo di tre anni”.
Cosa cambia in buona sostanza per ognuno di noi?
Per esempio ribassa la rata del mutuo, per chi lo ha acceso con tasso variabile, ma spenderà meno anche chi si appresta a definirne uno nuovo.
Infatti, le condizioni dei mutui di nuova stipula tengono conto di tassi certamente più agevoli.
Se da un lato è pur vero che adesso “il denaro costa meno di prima” (in termini di interessi da riconoscere sul valore da restituire per prestiti e mutui) è altresì vero che si assiste ad un ringalluzzimento dei prezzi degli immobili.
Il mercato immobiliare è, per sua natura, un mercato strano, soprattutto in Italia, ove la casa di proprietà sembra essere un “must” innato degli italiani.
L’elevata inflazione di cui sopra, presente anche nel mercato immobiliare, veniva stroncata dalla stretta sui mutui per i tassi onerosi di cui in precedenza.
Se chiedere un mutuo diveniva proibitivo, la conseguenza era che i prezzi delle case ne risultassero mortificati per invogliarne l’acquisto.
Quindi all’inverso di quanto accade solitamente con beni e servizi di altra natura.
Nel momento in cui i mutui sono più agevoli (e le banche più sensibili alla loro erogazione, proprio perché sanno di poter negoziare un mutuo con condizioni non troppe onerose in termini di interessi e quindi con maggiori garanzie di restituzione…), si assiste a quotazioni più congrue dei prezzi immobiliari.
Ed ecco che proliferano le agenzie che ti vorrebbero vendere casa.
Se nel passato, per qualunque motivo, avevi avuto modo di interagire con qualche agenzia immobiliare, stai pur certo che in questo periodo ti vedrai inseguito da operatori telefonici e per email, che, riesumando i tuoi recapiti, ti proporranno la vendita della tua casetta (bada bene, vendita nel senso che chiedono la procura a loro favore per provare a vendertela, non che se la comprino loro!).
La casa, si sa, è per molti di noi quel bene che ci induce a credere di possedere quel rifugio simbolico per il quale non dovremo più pagare niente a nessuno, divenendo finalmente proprietari di qualcosa di importante!
Insomma… quasi…
Io che di mutui me ne intendo (lo pago da un secolo…), mi chiedo spesso se davvero convenga possedere casa.
Alla fine non pagherai affitto ma cominciano altri problemi: manutenzioni periodiche, gli scarichi, i ballatoi e le facciate usurate, le cause condominiali, il reddito che “virtualmente” aumenta, …
Cose per le quali mi chiedo se ne valga la pena.
Certamente quando avevo 30 anni la ragionavo diversamente, pensando che l’acquisto di casa fosse un motivo di orgoglio, per me e per i miei cari, a cui potevo dimostrare di poterlo fare (era anche così che volevi dimostrare di avere successo nel tuo lavoro…).
Con un figlio, poi, pensi che potrai lasciargli un bene importante, quando tu non ci sarai più.
Oggi faccio altri ragionamenti.
Con l’aspettativa di vita di ognuno (a prescindere da quanto davvero camperò io… parlo solo in termini di statistica!), mio figlio sarà già ben maturo (se non anziano) quando con la mia dipartita prenderà possesso della mia casetta.
E vuoi che nel frattempo non se ne sia comprata una da solo?
Lavorerà anche lui (si spera) e anche lui vedrà l’acquisto della casa come un traguardo.
Va da sé che il falso mito della casa da lasciare ai figli è, invece, un bell’alibi per aggiungere motivazioni e giustificazione verso noi stessi, ai fini del suo acquisto.
Certo, sarà più ricco di me, se oltre la casa che ha acquistato da solo riceverà pure la mia (soprattutto lui che è figlio unico) ma aumenteranno di pari passo anche gli oneri e i gravami che ne riceverà di conseguenza.
Sulla seconda casa si paga l’IMU e pure che la dai in affitto, corri il rischio concreto di un celere deperimento con necessità di successivi ripristini, soprattutto se non becchi l’inquilino giusto…
Dove sta la verità?
Dipende dal valore che dai alle cose.
Ormai credo che nulla valga di più della mia serenità e se questa passa dall’evitare pensieri ulteriori dovuti alla casa di proprietà, credo che non ne valga più la pena.
Parlo a titolo personale, ovviamente.
Ecco che se dovessi vendere la casa attuale, difficilmente ne comprerei un’altra…