
Tanta gente crede che Steve Jobs sia divenuto ricco e famoso per le sue invenzioni.
Non è così:
- [da Wikipedia] La concezione del primo touch screen è attribuita a Eric Johnson, ricercatore del Royal Radar Establishment a Malvern, in Inghilterra, che descrisse il suo lavoro sui touchscreen capacitivi in un breve articolo pubblicato nel 1965 e poi più completo, con fotografie e diagrammi, in un articolo pubblicato nel 1967. L’applicazione touch a tecnologia capacitiva su tubo catodico per il controllo del traffico aereo venne poi descritta in un articolo pubblicato nel 1968. Il primo computer dotato di uno schermo al plasma traslucido con funzionalità touch fu il PLATO IV del 1972, mentre il primo smartphone a utilizzarlo fu l’IBM Simon del 1992.
- [da Wikipedia] Il termine “smartphone” non apparve fino al 1997 quando la Ericsson descrisse il suo GS88 “Penelope” uno Smart Phone. Il primo smartphone in assoluto, chiamato Simon, fu progettato dalla IBM nel 1992 e commercializzato dalla BellSouth a partire dal 1993.
E la stessa cosa accadde per il personal computer (PC), per il mouse, per l’ipod (vi ricordate il Walkman? Non lo aveva inventato lui ma nacque molto prima dell’ipod).
Ieri ricorreva l’anniversario della sua nascita: avrebbe compiuto 70 anni e la sua dipartita ha lasciato molti (me compreso) nello sconforto, perché abbiamo perso un genio che difficilmente rivedremo su questa terra in altre figure umane.
Cosa, dunque, ne ha fatto l’uomo che tutti abbiamo ammirato?
Indubbiamente aveva una capacità di visione fuori dal comune: sapeva vedere oltre all’esistente e manovrare e generare le richieste del mercato, anche quelle per niente palesi.
Ma soprattutto sapeva presentare i suoi “gioielli” come nessuno sapeva fare (e senza che alcuno sappia tuttora fare).
Era un innovatore, questo sì, nel senso che, prendendo spunto da cose esistenti, le vedeva migliorabili, ottimizzabili, con la possibilità di renderle concretamente più belle…
E poi era un maniaco della precisione e credeva in quello che faceva.
Si racconta che il lancio del primo Mac avvenne così tardi perché si era fissato sulla collocazione di alcune viti INTERNE che non lo convincevano, secondo il presupposto che, per lui, tutto dovesse essere bello da vedere e “al posto giusto”… Anche quello che non si vedeva immediatamente, come le viti che vedresti solo smontandolo, il Mac!
Lancio che avvenne tanto tardi che Microsoft lo soppiantò con il proprio sistema operativo, dando la stura a produttori di PC terzi, che avrebbero dotato le proprie macchine del S.O. Windows, aprendo un mercato infinito e lasciando ad Apple le briciole (almeno all’inizio).
Poi la politica del “mio sistema operativo sulla mia macchina” ha pagato talmente tanto da far divenire Apple l’azienda può capitalizzata del mercato di settore.
Questo da valere anche per smartphone e tablet.
Ma, quindi, qual era la sua più grande dote?
Era perseverante alla nausea, era puntiglioso all’ossessione ed era… un gran venditore!!!
Non di fumo, ma di sogni!
Come li vendeva lui, nessuno mai.
E sapeva interpretare gusti e tendenze, cosa questa che molte aziende del settore, anche di fama, spesso non sapevano fare.
Ricordiamo il flop di Nokia con gli smartphone, che non seppe innovare dopo l’avvento di questa tipologia di prodotto (tronfia e presa di sé a fronte del suo onorevole passato, non seppe vedere oltre…) e abbandonò di fatto il settore: “Gli smartphone del famoso brand finlandese non ci sono più: HMD Global ha annunciato che non realizzerà più smartphone con questo brand. HMD Global ha ufficialmente interrotto la produzione di tutti gli smartphone a marchio Nokia (dal web – Gennaio 2025)”.
E un po’ la verità di ogni cosa: devi saperla vendere.
Certamente il prodotto in sé deve essere “desiderabile” ma devi saperlo adeguatamente presentarlo e venderlo.
E come presentazione… beh… nessuno batte i prodotti Apple: sono belli!
Poi lasciamo stare che non sono così perfetti come li raccontano (iOS sugli Phone è pieno di bug che Android non ha…) ma sono comunque affascinanti ed ormai divenuti, da anni, oggetto di desiderio e status symbol.
Chi era dunque Steve Jobs?
Un folle visionario che incarnò nella sua vita una delle sue frasi più famose: “solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero”, che ribadì nel suo discorso più celebre, davanti ai neolaureati di Stanford (2005). Fu il senso dato anche allo slogan, coniato dall’agenzia pubblicitaria TBWA\Chiat\Day di Los Angeles per Apple, “THINK DIFFERENT”, per contrastare l’agguerrita concorrenza del settore dei computers dell’epoca (1997).
E tutto ciò spiega cosa animava l’essenza di Jobs: “stay hungry, stay foolish!” (sii affamato, sii folle! – Stanford 2005).
E lui folle e affamato lo fu per tutta la sua seppur breve vita (morì a 56 anni), lasciando un vuoto difficilmente colmabile.
E sì che aveva un caratteraccio, ma come ogni genio vero (e su questa terra non ne abbiamo visti poi tanti come lui) la storia gli ha perdonato questo aspetto, comprendendo che la sua anima si muovesse su livelli e dimensioni così diverse dalle nostre di comuni mortali, tali per cui anche il suo carattere divenisse figlio di una mente talmente brillante da intendere il resto dell’umanità molto limitata al suo cospetto e come tale trattava chi faceva parte del suo universo…
Magari ne nascesse ancora uno…