
Sarà che in vita mia sono sempre stato un interventista e decisionista, pragmatico e fattivo, ma una delle caratteristiche personali di certuni, che proprio non riesco a digerire, è quella di non prendere mai posizione.
Quelle figure ambigue per le quali sembra normale stare sempre in una posizione in cui non ti schieri mai e pensi di evitare qualsivoglia conflitto di sorta, sia a destra che a manca.
Una zona di comfort vile per la quale fai sempre finta di non essere mai coinvolto o coinvolgibile in nulla, pure quando ruolo, funzione, circostanze lo presupporrebbero.
Con la conseguente e facile aggravante di essere anche capaci di sentirsi al di sopra delle parti, scambiando per saggezza quella che saggezza non è ma piuttosto ignavia.
Dante, che fesso non era, pone, non a caso, gli ignavi nell’Antinferno.
Da Wikipedia, in riferimento alla Divina Commedia, apprendiamo:
Questi peccatori sono coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare avere un’idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Tra essi sono inseriti anche gli angeli che non si schierarono nella battaglia che Lucifero perse contro Dio.
Dante li inserisce qui perché li reputa indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’Inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Sono costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo un’insegna che corre velocissima e gira su se stessa, punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi. Gli ignavi sono quindi rimasti inerti nella vita per le loro scelte. Qui c’è la cosiddetta Legge del Contrappasso.
Dante definisce queste anime come quelle di peccatori “che mai non fur vivi”. Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo. Tanto accanimento si spiega, dal punto di vista teologico, perché la scelta fra Bene e Male deve obbligatoriamente essere fatta. Dal punto di vista sociale, inoltre, nel Medioevo lo schieramento politico e la vita attiva all’interno del Comune erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l’uomo è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di alcuna considerazione.
Come risulta chiaro, anche il Dante denotava una certa personalità dal polso assai fermo, cosa questa che, invero, non gli attirò mai grandi simpatie.
Ma sempre poco gliene importò, anche alla luce della popolarità e malcelata invidia di tanti, raggiunte già in vita e prima ancora della sua beatificazione a sommo poeta.
Anche perché è facile fare i superiori e giudicare dall’alto in basso tutto e tutti quando non prendi posizione e “non ti sporchi mai le mani”. Diviene esercizio di stile fortemente tendente alla protervia.
In fondo quello che anima persone così è un diffuso menefreghismo verso ogni cosa o persona, un’assenza conclamata di “sangue nelle vene”, poiché, se avessi passione nella vita, certamente sentiresti la necessità di esprimere la tua posizione in maniera netta e decisa.
Ma tant’è…
Ma io sono e resto comunque un moderato ed allora dedico rispetto circostanziale a tutti e li tollero pure, ma guai a sentirmi oggetto di valutazione o giudizio da parte di un ignavo: è uno dei pochi casi in cui divengo davvero “ostico” e la mia dialettica si fa pesantemente pungente…
Perché se non hai personalità non me la puoi nemmeno insegnare!