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Incredibile ma vero… Europa al riarmo!


La nuova amministrazione USA ci ha definitivamente voltato le spalle e ha candidamente dichiarato che non ha più intenzione di spendere denari per difendere il Vecchio Continente. E ha ragione.

Dove sta scritto che gli USA debbano necessariamente ergersi a paladini del mondo?

Sarà pure il caso che l’Europa cominci a svegliarsi e che invece di badare alla misura “legale” delle telline che siamo autorizzati a pescare, pensi a cose un attimo più concrete.

Certamente non è piacevole notare come stiano attualmente i fatti, che, sino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe immaginato ci portassero a tutto questo.

Veniamo da 80 anni di diffusa e consolidata pace europea ed ormai molte generazioni vedono come consuetudine assodata lo stato delle cose, fatto di una pace data per scontato. Ma potrebbe non essere più così. La Russia, nella persona del suo capo di stato, non è affidabile…

Certamente l’UE deve essere più incisiva sullo scenario internazionale, stante che davvero poco conti sul palcoscenico delle potenze continentali in campo, ma da qui a spendere 800 mld (800 miliardi di euro!) per il voluto riarmo, chiamato a gran voce dalla Presidente della Commissione Europea, ce ne passa.

In primis perché non è così semplice e veloce che ciò accada. Dovranno passare tempi lunghi prima di poter provvedere concretamente all’acquisto di armi, dovendoci barcamenare tra i vari e necessari iter burocratici, oltre che ricevere la concreta adesione di tutti gli stati membri (la proposta prevede, infatti, che ognuno si riarmi per i fatti propri…).

Ma esiste anche un altro aspetto della vicenda: da chi li compreremo questi armamenti? Teniamo conto che il 60-65% delle somme che si pensa di stanziare saranno destinate comunque agli USA, presso cui acquisteremo pari percentuali delle armi suddette. Proprio quegli USA che ci stanno abbandonando…

E allora tanto vale che li paghiamo, a mo’ di “esercito a noleggio” e ci evitiamo attese, burocrazie e presumibili contese interne, per il riarmo proclamato.

Al di là della triste ironia, sta di fatto che sembra davvero surreale che nel 2025 si debba di nuovo parlare di tutto questo.

E poi, vorrei dire, ma davvero ci fa stare tranquilli che ogni stato europeo possa, domani, avere l’atomica e armamenti diffusi (per esempio, la Germania…), stante le note e malcelate antipatie tra loro?

Non abbiamo imparato nulla dalle due guerre mondiali?

Ma non sarebbe preferibile che l’UE avesse un sussulto di autorevolezza e ponesse la questione su basi più politiche?

Per esempio, agire di concerto per la creazione di una difesa europea e non con un riarmo diffuso e frammentato (oltre che opinabile e pericoloso).

Oltretutto, non è affatto detto che ogni stato possa serenamente affrontare i debiti conseguenti alla bisogna (vedi l’Italia, che, con i bilanci che ha, farebbe fatica a produrre altro debito, pure con gli aiuti di questi prestiti europei…).

Joseph Stiglitz, noto economista e saggista statunitense, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2001 (certo, non l’ultimo arrivato…), ha sempre professato un’idea sull’Eurozona: o siamo capaci di “più Europa” (almeno su alcuni temi dirimenti e salienti) o l’Europa così, a tanti, non serve a molto, anzi, potrebbe risultare pure controproducente.

Certamente è pur vero che “più Europa” significa anche conseguente cessione di sovranità nazionali, ma bisogna anche accettare che, ormai, tutte le battaglie di respiro internazionale (che siano ideologiche, politiche, economiche, tecnologiche e militari) si combattono su livelli continentali e non più nazionali.

Un singolo stato diviene debole, se da solo, di fronte a questi equilibri, qualunque esso sia, pure se forte nel proprio relativo contesto europeo.

E allora perché non percorrere la strada che fu già percorsa nel passato con le congregazioni storiche, create per consolidare i rapporti tra gli stessi stati europei?

Penso alla C.E.C.A. (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), ove, “dietro l’aspetto puramente economico della vicenda, si nascondeva la volontà di riunire i vecchi nemici ancora sconvolti dagli orrori della seconda guerra mondiale, controllando la produzione del carbone e dell’acciaio che erano le materie prime dell’industria bellica” [Wikipedia].

Innanzitutto sarebbe necessario rimuovere l’assurda clausola del diritto di veto, per la quale ogni decisione europea debba sottostare al voto all’unanimità anziché di maggioranza, motivo per il quale basta un singolo stato che, anche in maniera strumentale, voti contro e si ferma tutto e poi provvedere su iniziativa degli stati più rappresentativi ad avviare quanto necessario per gettare le basi per la costituzione di una forza militare europea. Ciò ci ridarebbe spessore internazionale vero.

Antonio Martino, politico ed economista italiano, già Ministro della difesa della Repubblica Italiana (2001–2006), ebbe a dire che “dove non passano le merci, passano gli eserciti. Le guerre commerciali non solo sono indesiderabili di per sé, ma sono anche l’inizio, poi, delle guerre guerreggiate, quindi si toglieva – abbattendo le tariffe doganali – una ragione di frizione tra i paesi dell’Europa”. Questo fu ciò che porto all’origine dell’UE.

Lo stesso ragionamento può essere mutuato per l’esigenza che ci porta al riarmo di cui trattasi, da effettuare come forza unica e condivisa e non come dichiarato.

Molti non se ne rendono conto, ma il rischio che stiamo correndo è reale e concreto e non dobbiamo fare il madormale errore di dare per scontato che gli errori del passato non si possano ripetere… Le guerre accadono proprio quando pensi che non possano più accadere… Basta che qualcuno sfrutti a proprio uso e consumo le crisi emergenti…

 

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