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Il leader, com’è noto, è elemento dal grande fascino, nell’immaginario collettivo di ognuno.

Colui che riesce a catalizzare su di sé le attenzioni delle masse, di cui, spesso, diventa punto di riferimento assoluto. Non parlo certamente di “capo” ma di “leader” nel senso vero del termine.

Quel soggetto legittimato dal consenso della propria collettività, non intendendo necessariamente riferirmi a leaders politici, per i quali vigono dinamiche diverse.

Ovviamente si tratta di chi denota capacità di analisi e lungimiranza fuori dal comune, anche quando non sempre comprese da tutti ed immediatamente.

È infatti vero che, a prescindere da altre caratteristiche di natura “organizzativa” e di “efficace programmazione” che non voglio affrontare in questo contesto, si parla di elemento in grado di dare vita ad uno “sguardo mentale” verso le cose, diverso da tanti.

Come tale, capace di affermare la propria personalità senza prevaricarne quella altrui.

Se ci pensate un attimo è possibile che anche nella collettività lavorativa o familiare di ognuno si scopra la presenza di un leader, anche se non sempre motivo di vero apprezzamento.

Chi è leader davvero, denota spesso la capacità di dire le cose per come sono e questo non sempre attira simpatie diffuse se non si è dotati di adeguato intelletto.

Stare accanto ad un leader non è cosa semplice, perché chi è abituato ad usare la propria testa, sempre e comunque, cerca, solitamente, compagnia che lo faccia altrettanto.

Se sei leader sarai anche capace di humour e autoironia che per essere pienamente apprezzate è necessario che chi ti stia accanto abbia la necessaria intelligenza materiale e morale, nonché cultura, per comprenderle.

La verità è che se risulta facile riconoscere un leader, che vedi come elemento degno di ammirazione, ma purché fuori dalle vere dinamiche della tua vita quotidiana, cosa diversa è quando fa parte della tua sfera di vita personale.

Ecco perché spesso il leader è solo. E non potrebbe essere altrimenti.

Certamente è persona ingombrante nel suo essere capace di catalizzare attenzione, soprattutto per chi non riesce a farlo ed allora è facile che lo si cerchi di delegittimare.

Accade in molti contesti, lavorativi e familiari.

Chi ragiona con la propria testa ma è anche capace di attestare la propria personalità su tematiche diverse, tale da condurre a sé l’interlocutore con le corrette, motivate ed articolate argomentazioni, senza mortificare nessuno, da un canto riscontra un teorico senso di apprezzamento ma, nel pratico non è sempre così, soprattutto se sei tu quello che riveste il ruolo dell’interlocutore.

Infatti, se detto interlocutore non è capace di quelle caratteristiche di cui sopra (necessaria intelligenza materiale e morale, nonché cultura), lo vedrà con invidia e non con ammirazione, non sapendone essere all’altezza, tale da vederlo quasi come uno “pseudo-rivale” nel rapporto con la propria collettività di riferimento.

Ecco perché il partner di un leader deve essere persona intelligente.

Non a caso l’antico adagio recitava “dietro un grande uomo ci sta sempre una grande donna”, valendo pure il reciproco di genere, all’inverso.

È pur vero che un leader senza una collettività di riferimento e senza un degno partner non può concretamente “esercitare” da leader.

Fatto salvo essere ricercato quando serve…

Spesso, infatti, il leader risolve problemi e questo torna utile (ipocritamente) a tanti, anche a chi nella consuetudine tende costantemente a delegittimarlo.

Per sua natura, infatti, ogni leader è necessariamente un problem-solver.

Ma la vera verità è che ammiriamo le grandi qualità ma poi sposiamo la mediocrità.

In un testo di una famosa canzone di qualche anno fa si recitava “viviamo solo di scandali e ci sposiamo le vergini”, perché a tutti gli uomini piacciono le donne disinibite che prendano l’iniziativa, fatto salvo poi avviare relazioni stabili con quelle che ritengono “caste e pure”, perché le altre spaventano, pur ammirandole più o meno dichiaratamente.

La stessa cosa vale nel reciproco di genere: a tutte le donne farebbe piacere mentalmente fare coppia con un leader, un maschio alfa dominante, soprattutto se pure belloccio, ma poi intrattengono relazioni (parlo sempre di relazioni stabili e non di flirt occasionali) con chi gli dà cognizione di poter essere facilmente dominato…

Non è sempre così, ovviamente, ma accade spesso…

In genere la altrui personalità spiccata spaventa i mediocri ed esalta i migliori.

Cerco di far parte del secondo gruppo ed ecco perché preferisco stare solo, piuttosto che accontentarmi, come ho avuto modo di fare nel passato…

 

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