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Ci sei o ci fai? Ricco significa necessariamente di dignità superiore?!?


Costituzione della Repubblica Italiana – Principi fondamentali – Art. 3:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Come viene davvero estrinsecato questo articolo nella nostra vita di tutti i giorni?

Assisto ad un dibattito su Rete 4 circa i costi delle case, sia in vendita che in affitto, su Roma e Milano e rimango francamente basito sul conflitto tra chi si dichiara benestante e chi, a prescindere, sposa invece, il diritto di chi ha meno.

Ma davvero la ragione sta sempre e comunque dalla parte di chi, per quanto realizzato nella vita, sia in grado di poter disporre del denaro necessario ad acquistare o affittare immobili di valore e chi non può farlo, nemmeno se immobili modesti?

Una delle persone presenti sosteneva che “se non puoi permettertelo fai il pendolare o stai in un mini-appartamento, magari in periferia”.

Ma sarà sempre vero che chi se la passa meglio è perché superiore umanamente e/o professionalmente a quell’altro o dovremmo ragionare diversamente?

Tra gli ospiti c’era pure un amministratore locale che sosteneva il piano-casa di fanfaniana memoria (e Fanfani non era certamente un facinoroso comunista…).

Venire a conoscenza che c’è chi affitta un appartamento (ma si può davvero definirlo tale?!?) di ben 8 mq. a 630 euro/mese a Roma, darà la dimensione che siamo davanti ad un mondo distopico o no?!?

Credo che su questo dovrebbe intervenire la società civile e non delegare tutto al dio-mercato…

C’era, infatti, chi sul tema professava teorie di matrice vagamente prossime ad Adam Smith, per le quali il mercato debba essere l’unico ente regolatore del contesto in discussione.

Molto francamente non la penso affatto così.

Abbiamo forse dimenticato troppo velocemente quello che è accaduto nel 2008 (Lehman Brothers non ci ricorda nulla?) quando in preda alla più sfrenata deregulation, per la quale tutto veniva demandato al mercato, successe il più grande crack della storia economica mondiale?

La cosa davvero sgradevole di quel contesto televisivo era che la persona dichiaratamente facoltosa parlava per opposti schieramenti; in sintesi il tono era di questo genere: “VOI non potete colpevolizzare NOI che siamo ricchi”.

Sembrava di assistere ai dialoghi che si imputano leggendariamente e falsamente a Maria Antonietta, durante i subbugli francesi pre-rivoluzione, quando si disse che proferì la frase «Se non hanno più pane, che mangino brioche»

Non sono mai stato fautore delle lotte di classe ma sentire affermazioni così ti dà talmente tanto fastidio da pensare che forse…

Che dignità si può restituire a chi è costretto ad abitare in 8 mq. e nemmeno a prezzi così alla portata?!?

Quello che dico è che se dovessimo dar valore all’art. 3 sopra riportato dovremmo, innanzitutto, vietare affitti del genere e poi ragionare sul fatto che, probabilmente, abitare in maniera dignitosa sia anche un diritto.

Ciò non significa che debba necessariamente regalarti una casa ma quantomeno metterti in condizione di pagartene una adeguata.

E con adeguata intendo che anche il prezzo debba essere consono (atteso che dovrebbe esistere una metratura minima di legge anche per gli affitti, pure se brevi).

Premesso che l’articolo più famoso della stessa Costituzione recita che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… (art. 1)” e che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. …” (art. 4), dovremmo avere, quantomeno, la decenza di non infierire su chi ha meno.

Se ho un lavoro potrò pagare una casa secondo le mie possibilità, ma se il mercato decide che le mie possibilità non corrispondano ad alcuna casa, allora c’è qualcosa che non funziona…

Siamo in un mondo in cui le diseguaglianze crescono in maniera esponenziale e preoccupante, non rendendoci conto che una pentola a pressione prima o poi deve sfogare il “vapore” accumulato al suo interno, altrimenti scoppia

Se sei ricco di famiglia non è detto che tu sia migliore di nessuno e nemmeno se sei ricco perché ti sei arricchito significa essere migliore di qualcun altro.

Ma come si dice dalle mie parti: “u saziu non po’ cridiri o diunu” (il sazio non può credere a chi è a digiuno).

E quando si parla si dovrebbe portare rispetto a chi ha meno di te, perché non ti toglie nulla ma eviti di togliere qualcosa a lui: la sua dignità. E tutti dovremmo essere riconosciuti degni di quest’ultima.

“La povertà non è vergogna” recita un altro proverbio e non può nemmeno essere oggetto di biasimo.

Che disgusto!

 

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