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Venti di guerra


Sembra inverosimile ma il mondo corre al riarmo e si assiste alla preoccupante avanzata di un nuovo imperialismo.

Non saprei definirlo diversamente, infatti, quello che accade intorno a noi e che vede protagonisti, di opinabili comportamenti, soprattutto la Russia, la Cina, gli USA.

Ognuno nei modi direttamente collegati alla propria forma di governo, ma tutti miranti ad attestare una superiorità e una brama di potere imposte con la presunzione e con le armi.

È di poche ore fa la dichiarazione della Cina che vuole a tutti i costi ritornare in possesso delle terre del Taiwan, il quale risponde che “non è opzione percorribile”.

E su questa scia il mondo coglie l’occasione per giustificare la necessità di un riarmo diffuso.

Sarà che con l’età si diventa più cauti, ma andando a memoria storica, ogni qualvolta gli Stati abbiamo percorso questa via, si è giunti, prima o dopo, ad un conflitto bellico.

E del resto i visionari di Ventotene lo avevano capito bene: se non crei legami ed interessi comuni, nonché condivisioni commerciali ed industriali, tali per cui ognuno debba avere bisogno dell’altro, si rischia concretamente che i nazionalismi, mai sopiti, da parte dei litigiosi popoli europei, sconfinino in ben altro.

Era il motivo per cui si volle la creazione della C.E.C.A., poi della C.E.E. ed ancora dell’Euro, sino a Schengen, l’Erasmus, per finire con la Carta dei Diritti Fondamentali.

La cosa paradossale è che non si ha visione globale degli eventi e si continua ad analizzarli come fossero situazioni autonome tra loro.

Non ci si è accorti che il preoccupante vento che li anima prende spunto da uguali motivazioni: la sopraffazione dell’altro al fine della “ragion di stato”.

Peccato che questo coincida con il risorgere del nuovo imperialismo di cui sopra.

Gli assetti mondiali che si cerca di sovvertire vedono un quadro globale che va valutato nella sua interezza e non come fenomeni isolati.

Ognuno dei contendenti vorrebbe imporre il proprio “ordine globale” al mondo intero e la resistenza di altri può portare a conseguenze poco piacevoli.

Purtroppo, inutile negarlo, la “democrazia” fa acqua da tutte le parti, seppur l’unica forma di governo che abbia diritto di cittadinanza a mio modesto parere e seppur già Churchill, nel lontano 1947, ebbe a dire che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”, credo sia giunto il momento di ripensare alcuni aspetti di questa beneamata democrazia.

A partire dal voto all’unanimità del Consiglio Europeo, il quale risulta spesso ostaggio del dissidente polemico (per interessi del tutto personali) di turno.

Rendiamoci conto che non siamo nel mondo utopico che vorremmo e nemmeno nel mondo delle favole e una democrazia impostata sui presupposti dei nostri “desiderata” è impossibile da realizzare e quindi meglio vivere di realpolitik e cominciare a pensare che, forse, meno estremismi democratici, in qualche consesso, porterebbero a migliore efficacia.

Non la si intenda come perdita di libertà ma come un motivo pratico per giungere a soluzioni valide e non strumentali.

Alla fine ci deve sempre essere una qualcuno che decida un qualcosa, ma se tutto si paralizza con un’eccesso di analisi o per veti incrociati, si rischia di non giungere mai a nulla di quanto sarebbe urgente mettere in atto.

La teoria “democratica” resta un bel sogno, ma poi bisogna pur sempre confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, come fa la gente comune, quella a cui puoi raccontare tante belle cose in campagna elettorale ma se poi fa fatica ad arrivare a fine mese ti diserta le urne…

Più pragmatismo e meno filosofia please!

 

 

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