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L’acrimonia del neo assunto


Avete mai fatto caso che quando in ufficio arriva il dipendente nuovo, specie se di categoria elevata e pure di giovane età, si assiste sovente ad una sua particolare interpretazione del proprio ingresso in quella collettività?

A cosa mi riferisco? È presto detto.

Soprattutto se nel suo atteggiamento è supportato dai capi, sovente egli intende attestare la sua efficienza e le sue capacità dimostrando una rigidezza estrema nell’espletamento di tutti i compiti a questi affidatigli, come se essere rigidi alla nausea fosse sinonimo di efficienza e competenza.

Ed assisti spesso ad applicazione di norme e regole, a danno di qualche collega che gli capiti tra le maglie, in cui sembra che sia stato assunto per fare “Catone il censore”, generando di conseguenza una certa (ed ovvia) “corrispondenza d’amorosi sensi” tra chi già in organico da tempo – magari bersaglio di tali attenzioni – e il nuovo “capetto” di cui trattasi.

Far vedere al proprio capo che sono bravo perché applico alla lettera ogni norma ed ogni regola, pur senza la minima capacità interpretativa congeniale alla fattispecie di casistica ricorrente, diventa “medaglia” da appuntare sul proprio petto.

Forse anch’io da giovane avrò fatto sbagli simili, ma la saggezza dell’età mi fa dire che per dimostrare capacità e maturare autorevolezza non serva essere carogna… anzi…

In fondo si chiama “saper vivere”, quella meravigliosa capacità di conciliare rapporti e lavoro con equa tolleranza e regole. Trovarne il giusto compromesso.

Purtroppo, accade spesso che sia proprio l’insicurezza, non dichiarata ma evidente, del neo assunto, che lo porti a comportarsi come detto.

Ed è anche comprensibile, considerato che si muova da troppo poco tempo in un nuovo ambiente per pretendere che possa farlo in maniera sicura ed autorevole.

Certamente, però, non dovrebbe far lo sbaglio di generare da subito la percezione che anziché insicurezza si tratti d’altro.

L’educazione ricevuta mi fa dire che quando entri in una nuova casa sia buona norma dare il meglio di sé e farsi voler bene, non l’inverso.

Conviene per il sereno e buon proseguio della tua permanenza in quella casa.

Anche perché quell’altro atteggiamento non paga quasi mai.

 

 

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