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E mo’ so‘ dazi!


E alla fine sono arrivati. I tanto sbandierati dazi sono stati varati e adesso tutto ciò che entra negli USA è soggetto a tassazione aggiuntiva, in qualche caso anche parecchio cattiva.

E mentre il presidente degli USA gioca a golf, le borse mondiali crollano a picco.

Dal canto suo ha già provveduto a dichiarare che è come in un intervento chirurgico: appena effettuato senti dolore, ma poi ne hai i benefici per il problema che è stato risolto facendolo.

Al di là della opinabile retorica di rito in questi casi, sta di fatto che, come previsto, sono cominciate le trattative personali, come per il Vietnam che ha già dichiarato di aver sentito l’amministrazione USA con la quale sta concordando di ridurre a zero i dazi delle merci USA che entrano nel proprio territorio per indurre Trump a fare lo stesso nei loro confronti.

E temo che sarà anche ciò che accadrà in Europa.

Il Vecchio Continente è ancora ben lontano da un’azione corale, pur con tutti i proclami degli ultimi tempi.

E accadrà quello che è presumibile che accada: ognuno negozierà per i fatti suoi, spaccando l’unione.

Soprattutto nel caso di paesi come l’Ungheria di Orban, che dissente su tutto ciò che dovrebbe vederla solidale con il resto degli stati membri senza esserlo mai.

Spero che l’UE, in questa occasione, sappia davvero fare fronte comune e che la diplomazia si adoperi trasversalmente per trattare con gli USA.

Ma bisogna sbrigarsi, perché i mercati non aspettano e già scricchiolano.

La nostra premier, d’altro canto, dichiara che non è poi così drammatico, stante che solo il 10% delle nostre esportazioni interessano gli USA, ma ad ogni buon conto sono sempre bei soldini…

E il mondo delle persone comuni, della signora Maria, cosa dice nel frattempo?

Nulla, perché, probabilmente, non comprende la gravità del momento economico, ma se ne accorgerà quando la ricaduta sulla nostra economia reale porterà le conseguenze che verranno, se non ci muoviamo in fretta.

Il rischio concreto di avere aziende in crisi e licenziamenti è concreto.

Ma le contromisure possono essere diverse.

O controbattiamo con altri dazi e avviamo una guerra commerciale che può portare solo a recessione o agiamo, intanto, sul mercato interno e l’apertura di nuovi mercati internazionali.

In attesa che qualcuno in Europa si svegli.

Agire sul mercato interno significa agevolare le imprese ad aumentare la quota di mercato nazionale che compensi quella persa con gli USA.

È, come ovvio che sia, compito del nostro esecutivo di governo.

Incentivi e agevolazioni fiscali sono le leve da mettere in campo, ma da fare velocemente.

E poi iniziare a guardare altrove, con buona pace di tanti, perché bisognerà pensare anche di fare affari con quei paesi che solitamente riteniamo di scarso interesse, perché in tempo di guerra non si butta via niente.

Anche in questo caso, sarà necessario che il Governo avvii e agevoli le relazioni commerciali necessarie. ICE docet (ICE = Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).

 

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